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ALCOL, MITI E DANNI ALLA SALUTE

Dal bicchiere di vino presente sulle nostre tavole alla birra con gli amici; dallo spumante all’aperitivo. Sono tante e diverse le occasioni in cui beviamo alcol.

Del resto: “Le bevande alcoliche fanno parte della nostra tradizione culturale, fanno parte anche della dieta mediterranea tradizionale” – dice il dottor Franco Berrino in apertura del decimo video incontro della serie “La via della salute” realizzata per l’Associazione di Volontariato Lega Vita & Salute Onlus.

Rispetto al passato però, la quantità assunta non è più così piccola. Sappiamo tutti che un consumo esagerato di bevande alcoliche causa un sacco di problemi come la cirrosi epatica, la demenza, le allucinazioni, con enorme sofferenza per gli alcolisti.

“Ma anche un consumo relativamente moderato, che è comune, ha dei problemi ed è legato allo sviluppo del cancro” – chiarisce l’esperto.

In particolare, i principali tumori associati alle bevande alcoliche sono quelli della bocca, della lingua, della mucosa orale, della gola, della faringe, della laringe, dell’esofago, del fegato e della mammella. Soprattutto per le prime localizzazioni citate, è l’interazione fra tabacco ed alcol ad aumentare il rischio.

Come spiega il dottore: “I bevitori hanno un rischio tre volte superiore rispetto ai non bevitori di ammalarsi di questi tumori, naturalmente di più se bevono tanto che se bevono poco. I fumatori hanno un rischio mediamente 10 volte superiore di ammalarsi di questi tumori. Ma chi beve e fuma moltiplica il rischio: per cui un forte bevitore che è anche un forte fumatore moltiplica per 50 il rischio di ammalarsi di questi tumori”. Esiste quindi un effetto moltiplicativo, in cui l’azione cancerogena dell’alcol favorisce quella cancerogena del tabacco.

La raccomandazione allora, specie per le persone affezionate al loro bicchiere di vino, è di goderselo rinunciando almeno al fumo, con la consapevolezza però che anche così il rischio rimane.

Un tipico tumore legato al consumo alcolico è il cancro del fegato, in pratica una complicazione o un’evoluzione della cirrosi epatica. Questa può presentarsi anche in chi non beve. Ad esempio, gli obesi rischiano di svilupparla a causa di un’alimentazione troppo ricca di grassi e di bevande come la coca cola e tante altre “porcherie”.

L’associazione tra alcol e cancro della mammella invece, appare meno immediata e lo stesso Berrino inizialmente era scettico: “Pensavo che ci fossero degli errori dentro. Sapete le donne di classe sociale superiore si ammalano di più di cancro della mammella ed è sempre difficile negli studi controllare bene per classe sociale e pensavo che semplicemente le donne di classe sociale superiore bevono più alcol. Le donne che lavorano vanno a prendere l’aperitivo con i colleghi e così via eccetera rispetto alle contadine e alle operaie. Ma invece no, gli studi sono tutti coerenti.”

Infatti, prosegue: “Nel nostro grande studio su 300.000 donne noi vediamo che anche un bicchiere di vino al giorno aumenta un pochettino, dell’ordine del 5%, il rischio di ammalarsi di cancro della mammella. 5% vuol dire che in una popolazione che non beve, dove ci sono 100 casi all’anno se bevi un bicchiere di vino al giorno ce ne sono 105. Però per i tumori che esprimono i recettori ormonali il rischio sale. Una donna che beve qualche bicchiere di vino al giorno o di superalcolici arriva ad avere anche un 20% in più di rischio di ammalarsi”.

 

Questi numeri dovrebbero farci capire che il consumo di alcol rappresenta un serio rischio per la nostra salute. Eppure molti continuano ad abusarne. Addirittura, come nota l’esperto, ci sono tanti ubriaconi che dicono “ah me l’ha detto il medico, devo bere alcol per sturare le coronarie”. Esiste, infatti, un mito secondo il quale l’alcol farebbe bene al cuore.

È stato difficile sfatarlo perché all’inizio anche gran parte degli studi prospettici sembravano confermare questa ipotesi. Veniva chiesto alle persone se bevessero o meno e le si seguiva nel tempo, monitorando soprattutto la mortalità cardiovascolare che è il principale fattore che contribuisce alla mortalità totale. Si è visto come quest’ultima assumesse una forma a J, dove gli astemi morivano un po’ di più rispetto a chi beveva poco, e poi naturalmente il rischio di morire aumentava col consumo di alcol. “E questo – dice il dottore – ha fatto pensare che, in effetti, ci fosse un beneficio, ma delle cose del genere sono state viste anche nel tabacco”.

Non stupisce quindi che l’industria di riferimento abbia pubblicizzato tantissimo gli studi in cui si trovava che chi fumava soltanto qualche sigaretta(due o tre) al giorno moriva meno di cancro del polmone rispetto a chi non fumava. Anche in questo caso, il rischio aumentava con l’aumentare del consumo di sigarette.

Tuttavia, l’interpretazione di questi risultati cambia significativamente se si considera che all’interno della categoria dei non fumatori erano compresi anche quelli con gravi problemi respiratori o esposti sul luogo di lavoro a delle sostanze tossiche. È per questo che si ammalavano di più dei piccoli fumatori.

Analogamente, accorgimenti simili vanno presi per l’alcol: ci sono degli studi che hanno verificato bene chi fosse realmente astemio da sempre e chi no.

Ebbene, afferma Berrino: “Se noi depuriamo nelle statistiche la categoria degli astemi dagli ex bevitori, se togliamo gli ex bevitori, non si vede più nessuna protezione da un consumo moderato di alcol. Di fatto il loro rischio è uguale a chi beve poco, il rischio di morire complessivamente, a chi non beve, perché non c’è la protezione, molto probabilmente non esiste la protezione da bevande alcoliche”.

“Per cui – conclude l’esperto – l’alcol è una cosa che fa parte della nostra tradizione, della nostra cultura, qualche volta si può assaggiare, ma non ha senso proporlo per la salute: comunque l’alcol fa male. Il codice europeo per la prevenzione dei tumori raccomanda di limitare il consumo di bevande alcoliche, ma dice è meglio non consumarle affatto per la prevenzione del cancro.

Puoi guardare il video cliccando qui

Chi è Franco Berrino? – Franco Berrino è un epidemiologo di fama mondiale, già Direttore del Dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Dal 2007 collabora con l’Associazione di Volontariato Lega Vita & Salute Onlus come direttore scientifico del mensile Vita & Salute. Insieme alla Dott.ssa Anna Villarini, biologa e ricercatrice dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, è responsabile scientifico del progetto Diana 5 progettato dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, sostenuto e finanziato dal Ministero della Salute attraverso i fondi del programma integrato per l’oncologia, dall’AIRC e dall’Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno grazie all’8xmille donato all’Associazione di Volontariato Lega Vita e Salute Onlus.

Di cosa si occupa l’Associazione di Volontariato Lega Vita & Salute Onlus? – La Lega Vita & Salute si occupa di informare e sensibilizzare le persone sull’importanza di adottare una corretta alimentazione ed uno stile di vita sano, sull’assoluta necessità di smettere di fumare e di sottoporsi periodicamente a controlli. Tutti comportamenti, questi, volti a prevenire la nascita di tumori nel nostro organismo. Da sempre la Lega Vita & Salute può promuovere sul territorio, grazie ai fondi dell’8xmille della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno, campagne di sensibilizzazione per smettere di fumare (Respira Libero), seminari sui cibi e l’alimentazione, check-up (Salute Expò) offerti alla cittadinanza in spazi al chiuso o al coperto.

L’8xmille della Chiesa Cristiana Avventista come sostiene la salute? – La Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno da sempre destina l’8xmille anche alla promozione e al sostegno della ricerca scientifica e delle campagne di sensibilizzazione per una sana alimentazione e per la prevenzione delle malattie. Grazie ai fondi dell’8×1000 che la Chiesa Cristiana Avventista ha donato all’Associazione di Volontariato Lega Vita e Salute Onlus è stato possibile realizzare e avviare progetti importanti, come Diana 5 e Diana Web, e tutti i programmi di sensibilizzazione che l’Associazione svolge sul territorio nazionale attraverso le sue sedi locali.

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