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Animatore AISA tra sfida e avventura

Mi chiamo Daniel, ho 25 anni e sono un animatore AISA nel club di Forlì. A differenza di altri, non sono sempre stato uno scout: sono entrato in questo mondo frequentando il club degli esploratori (che va dai 12 ai 16 anni) quando mi sono trasferito in Italia.
Dopo l’esperienza del camporée a Roma, dove ho aiutato nelle attività come SVA (Servizio Volontario Avventista), ho deciso di iniziare il mio percorso da animatore. All’inizio, lo ammetto, lo facevo più per me stesso: non vedevo l’ora di scoprire sempre più cose sul mondo dello scoutismo! Ma poi qualcosa è cambiato. Sì, perché stando a contatto con i ragazzi e con animatori più preparati e con più esperienza, mi sono anche reso conto che volevo trasmettere agli altri questa mia grande passione e che volevo riuscire a condividere quello che io stesso stavo imparando, e non tenerlo solo per me. Volevo diventare un animatore AISA.

Vedere l’entusiasmo che i ragazzi mi regalano quando accendiamo un fuoco da campo, quando ci prepariamo per un’occasione speciale, quando, dopo il gioco notturno, non vedono l’ora di sapere il risultato.

Continuo a lavorare con gli esploratori perché, nonostante l’apatia che a volte caratterizza questa fascia di età (12-16 anni), sanno dare grandi soddisfazioni e stimolano a fare sempre di più. Alla fine delle attività del sabato pomeriggio o di altre giornate speciali, è bello tornare a casa con la certezza di aver fatto la differenza anche solo per una persona. E, credetemi, il cambiamento nella vita degli esploratori si tocca con mano. All’inizio dell’anno i ragazzi spesso si tirano indietro quando un’attività sembra difficile, gli ultimi mesi, invece, i ragazzi non stanno nella pelle e ogni sabato ci chiedono di fare cose nuove! Da ogni scout imparo tanto e non smettono mai di stupirmi. Le sfide non mancano, insieme alle belle avventure!

Essere animatore AISA negli scout è diventato per me un servizio per il Signore, dove posso mettere a frutto i doni e i talenti (così come il tempo e le energie) che mi ha dato.

Attraverso questa attività di volontariato ho conosciuto e collaborato con delle persone molto speciali, da cui spero di riuscire a trarre sempre nuovi insegnamenti e ispirazione; l’essere animatore stimola il lavoro di squadra e porta a migliorarsi come leader, cercando sempre il modo migliore di parlare, di catturare l’attenzione e di trasmettere quello che si apprende ai ragazzi. Essere animatore mi spinge a cercare sempre di aiutare gli altri e a valorizzare gli esploratori nelle loro diversità, viste come fonte di ricchezza.

Non solo: è anche un modo per mettersi in gioco, per non considerarsi mai “arrivati”. Infatti, quando si parla del mondo dei ragazzi c’è sempre da imparare, non bisogna mai smettere di formarsi. Dedicando loro tempo e attenzioni, il mio desiderio è anche quello di riuscire a trasmettere a questi giovanissimi, e alle loro famiglie, l’amore che Dio ha per ognuno di noi, assoluto e incondizionato.

Gli scout mi hanno avvicinato molto al Signore ed è bello per i ragazzi scoprire che Dio si trova dappertutto, perfino nella praticità delle attività manuali di uno scout!

Daniel

 

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