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La concretezza dietro i progetti finanziati dall’8×1000

L’8xmille della Chiesa Cristiana Avventista finanzia vari progetti sociali e varie realtà particolari. Quale occasione migliore, quindi, se non quella di intervistare un volontario ADRA Italia che opera come coordinatore a livello locale per toccare con mano la concretezza dietro i progetti resi possibili grazie ai fondi dell’8xmille.

  • Siamo qui col pastore avventista Luca Faedda, che si occupa oltre che della comunità di Firenze, anche della direzione di ADRA a livello locale fiorentino. Prima di tutto grazie per averci concesso questa intervista, in linea di massima cosa significa ADRA per te?

Buongiorno a voi, che dire, ADRA è un dipartimento del braccio sociale che opera per la Chiesa Avventista e personalmente è stato il mezzo che, quando ero molto giovane e distante dalla chiesa, ha permesso di reintegrarmi non solo nell’ambiente ecclesiastico, ma anche in comunione con la società stessa; Adra mi ha consentito di aiutare il prossimo, cosi da poter crescere io stesso.

  • Entrando più in profondità, quali sono le motivazioni che ti spingono, dopo tanti anni, a collaborare ancora con questa associazione?

Dopo più di dieci anni posso sostenere che le motivazioni che mi spronano si sono modificate tanto nel tempo e sono andate di pari passo al cambiamento della mia persona stessa. Posso dirti che, ad oggi, ADRA sostiene solo a Firenze quasi 500 famiglie che hanno bisogno di assistenza e beni di prima necessità, principalmente quindi di alimenti. Questo per dirti che la bussola che si muove dentro di me è quella che punta alla crescita; aiutare concretamente le persone è l’unica via in cui vedo il vangelo che predichiamo che si concretizza nella città.

  • Cosa rende dunque ADRA diversa dalle altre, la qualità degli alimenti che distribuite forse?

Sai bene che ci sono tantissime associazioni che come ADRA fanno distribuzione solo nel territorio fiorentino, quindi distinguersi non è certo semplice. Nonostante ciò penso che la motivazione principale che rende ADRA speciale è che essa si lega fortemente ad una confessione di fede ben precisa. Mi spiego meglio, mentre altre associazioni hanno motivazioni laiche valide, ADRA trova nell’annuncio biblico che siamo tutti uguali, che tutti meritiamo il benessere e soprattutto in Gesù Cristo, il fondamento della sua azione; oltre a essere un supporto concreto, ADRA offre, nel nostro piccolo, un approccio olistico, molto concreto. I nostri volontari non vogliono spacciare la loro fede per creare proselitismo, bensì dispongono di una grossa risorsa che è una credenza comune, che permette di includere il pacco di cibo donato, in un contorno di attenzione particolare alla persona, alla sua dimensione spirituale ed esistenziale; spesso quest’ultima parte è intangibile, ma è l’essenza del nostro lavoro.

  • È molto interessante osservare che il dono più prezioso non è tanto il cibo, piuttosto che un tetto sicuro sotto il quale sentirsi inclusi in qualcosa di più grande. È difficile se non impossibile monetizzare questo servizio che offrite. Qual è l’esperienza vissuta con ADRA che più ti ha formato nella tua vita?

Quando ero appena diciottenne, ho avuto l’enorme opportunità di partecipare a più progetti umanitari, seguiti appunto da ADRA, che mi hanno segnato in modo indelebile nel mio percorso di vita. Mi sento di dire che i due progetti che ho organizzato insieme a tre miei amici, col supporto di ADRA, mirati all’aiuto umanitario in Romania sono stati i più intensi in assoluto. In un paesino a nordest del paese, Guravaj, c’era stata l’esondazione di un fiume e abbiamo fatto un’azione di fundraising che ci ha permesso di raccogliere più di 8.000 euro che poi abbiamo utilizzato per risanare non solo le pance ma anche l’animo di tante persone che in quel momento avevano forti necessità. Una nota azienda di giocattoli, all’epoca ci regalò moltissime uova di cioccolata che noi in parte rivendemmo per riuscire ad avere fondi necessari, e in parte portammo direttamente alle popolazioni di Guravaj. Giusto per citare un aneddoto che illustra il grande lavoro ma anche la grande soddisfazione di portare a termine un progetto del genere. Ci siamo immersi nella loro cultura e nella loro sofferenza, solo così siamo stati in grado di aiutarli veramente, tant’è che alla fine della nostra esperienza ci hanno ringraziato donandoci la cittadinanza onoraria.

  • Immagino sia stata proprio un’esperienza spettacolare, ma come possiamo nel nostro piccolo aiutare la realtà in cui viviamo?

Lavorando a livello locale noto che il problema maggiore è che le famiglie che aiutiamo spesso e volentieri sono persone che vengono a chiederci una mano da molti anni. Il problema quindi è che in realtà non stiamo aiutando queste famiglie a vivere o a sperare in un futuro migliore, ma le stiamo tenendo in vita facendole sopravvivere, la vita è un’altra cosa. Ciò di cui c’è bisogno, come sostenevo prima, è proprio la creazione di un ambiente amico immerso in un contesto di fede che non proponga solo la distribuzione di cibo, ma anche un’educazione civile, dei corsi di lingua, degli sportelli di ascolto, spazi di crescita, che sono possibili da raggiungere solo con grandi risorse materiali di tipo umano ed economico. La cosa che però necessitiamo di più è quella di aiutare il prossimo e di includerlo in un tipo di aiuto continuativo nel tempo che lo custodisca nella sua interezza di persona.

  • Grazie per il tuo tempo Luca e speriamo che questo messaggio arrivi forte e chiaro a chi ci legge, noi speriamo in una risposta decisa e consapevole.

Grazie a voi per l’opportunità di condividere dei concetti importanti a chi si vuole veramente impegnare per il bene.

Intervista realizzata da Daniel Gutierrez

Scarica la cartolina del progetto. Puoi stamparla o condividerla con i tuoi amici. Se invece desideri riceverla direttamente a casa tua, puoi richiederla cliccando qui sotto.

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