KosovoC

Destinazione Kosovo

Il coordinamento locale di ADRA Pratovecchio-Stia Italia ha deciso di rispondere, in modo concreto, alla necessità emersa, attraverso l’associazione Casentino senza frontiere, riguardo alla casa famiglia per bambini di Leskoc a Radulok in Kosovo.

Lasciando casa, famiglia e lavoro, otto volontari ADRA sono partiti per il Kosovo, offrendo la propria manodopera ovunque era necessaria. Dal 8 al 22 ottobre 2015, gratuitamente, muratori e carpentieri hanno: finito una costruzione adiacente all’edificio già esistente, costruito solai e tetti, ampliato la stalla e le abitazioni, vivendo un’esperienza toccante. In certi contesti, il significato dell’opera di volontariato è destinata ad arricchirsi e ad elevarsi di grado. Tutto questo attraverso esperienze non facili da descrivere, come quelle vissute dai nostri ragazzi.

Lo scopo prefissato era quello contribuire all’ampliamento della struttura di quella che è una vera e propria casa famiglia. In corso d’opera, sono però emersi tanti bisogni, cui i nostri volontari non potevano rimanere indifferenti.

La delicata realtà di Kosovo – un pezzo di Serbia autoproclamatosi indipendente, lacerato da continue guerre tra serbi e kosovari – è amplificata dall’assoluta condizione di povertà di questa gente. Le persone che sono state rimpatriate sono viste come disertori e non hanno più nulla, oltre la vita stessa. In queste condizioni, i più fragili e indifesi sono i bambini. La casa famiglia di Leskoc nasce per accogliere 30 bambini orfani o abbandonati. Abbisogna di sostegno continuo, che arriva solo dagli aiuti umanitari provenienti dall’estero, portati dalle forze militari.

Il progetto di ADRA, sostenuto anche dall’8xmille, oltre che dalla sede locale di Pratovecchio e dagli stessi volontari, si inserisce in questo contesto. Si prevede il continuamento dei lavori nella struttura con la costruzione di 130 mq di solaio per il laboratorio. Qui i ragazzi potranno imparare lavori manuali, una volta reperiti gli attrezzi, per poter dare loro un futuro. A poca distanza, i volontari si dedicano anche alla fattoria, che aveva bisogno di un ampliamento.

L’operato della squadra di volontari acquista, però, un valore aggiunto attraverso il suo lavoro “itinerante”, nella distribuzione di beni di prima necessità alle famiglie incontrate nel paese.

“Non posso andare via di qua lasciando questa famiglia a vivere sotto la pioggia”. Queste le parole di uno dei volontari, Nelutu Paval. È rimasto profondamente toccato alla vista di una famiglia numerosa, che viveva in un’abitazione con le pareti zuppe di acqua piovana.

Con le proprie risorse, e motivati dall’amore e dal desiderio di offrire tutto quello che potevano, i nostri ragazzi tornano nei giorni seguenti e costruiscono un tetto. Comprano stufe e legna per altre famiglie, sistemano i bagni di altre tre case, oltre alla distribuzione di generi alimentari.

“È un’esperienza da rifare, non puoi rimanere indifferente” raccontano ancora Untea Gilbert e Anton Leonid, “c’è troppo bisogno”. Un viaggio bello e proficuo. Sono tornati con ricordi dei bambini ai quali si sono affezionati subito, carichi dal punto di vista morale. Una nuova consapevolezza vive in loro: valorizzare ciò che si possiede.

Monica Untea

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