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LA DIETA PER I MALATI DI TUMORE

Spesso i malati di tumore chiedono al loro oncologo: “Ma cosa devo mangiare?”. E purtroppo ancora oggi la risposta più abituale è: “Ma mangi quello che vuole che la dieta non c’entra niente con la guarigione del cancro”.

Si apre così, il quarto video incontro della serie “La via della salute” realizzata dal dottor Franco Berrino per l’Associazione di Volontariato Lega Vita & Salute Onlus.

Ma davvero non esiste alcun legame tra l’alimentazione e la cura del tumore?

“In realtà” – come spiega l’esperto – “la dieta c’entra, c’entra eccome! Soltanto che gli specialisti ormai sono talmente specialisti, siamo super specialisti nel nostro campo specialistico, e non sappiamo niente di quello che succede fuori, non abbiamo tempo per andare a studiare le altre cose. Invece ci sono molte indicazioni che l’alimentazione può aiutare la cura del tumore”.

Uno dei fattori più importanti è la glicemia. Tutte le cellule vivono consumando glucosio: noi lo bruciamo e produciamo energia. Ma le cellule tumorali si comportano diversamente: “… per vivere hanno bisogno di quasi 20 volte più glucosio che le cellule normali”. Inoltre: “non lo utilizzano completamente, lo dividono in due, producono due unità di energia, e non completano la combustione del glucosio, che produrrebbe 36 unità di energia. Quindi ne producono due invece che 36, e quindi ne hanno bisogno di molto di più”.

Berrino precisa che: “Ne producono solo 2 perché hanno bisogno di questi pezzi della molecola per costruire nuovi grassi, per costruire nuove proteine, per costruire nuove cellule”. Per vedere se ci sono dei tumori che stanno crescendo da qualche parte del corpo, si può ricorrere ad un particolare esame, la Tomografia ad Emissione di Positroni (PET). Funziona come una sorta di radiografia, perché il glucosio radioattivo iniettato nel sangue si distribuisce in tutto il corpo, ma va 20 volte di più dove ci sono le cellule tumorali, permettendo così di identificarle.

Il dottore ribadisce che: “bisogna tenere bassa la glicemia perché se la glicemia è bassa ci ammaliamo meno di cancro”. Infatti, guardando proprio l’insieme dei tumori, gli studi mostrano molto chiaramente che all’interno dei valori normali di glicemia (fra 80 e 110), chi sta verso i 110 ha un rischio doppio di ammalarsi rispetto a chi sta verso l’80.

“Siamo stati noi fra i primi a mostrarlo per i tumori della mammella all’inizio degli anni 2000” – dice l’esperto – “Noi seguiamo queste 11.000 donne della provincia di Varese a partire dalla metà degli anni ’80, e abbiamo misurato tante cose per studiare il rischio di ammalarsi del cancro della mammella, ma una delle cose più chiare è che chi aveva la glicemia più alta, pensate in un’unica misurazione nel corso della vita e poi queste donne sono state seguite per 20anni, chi aveva la glicemia più alta si ammala di più”.

Risultati questi confermati anche da altre recenti ricerche: “Abbiamo appena pubblicato due studi che mostrano che le donne che hanno il cancro della mammella se hanno la glicemia alta, pure normale ma alta, si ammalano di più. Altri studi hanno trovato la stessa cosa sui tumori del polmone, dell’utero, del colon”.

Ma come tenere bassa la glicemia? A questo proposito Berrino consiglia di evitare i cibi che la fanno alzare tanto come il pane bianco, le farine raffinate, le patate, il riso bianco, i dolci di pasticceria e lo zucchero.

L’altro grande fattore che stimola la proliferazione cellulare oltre la glicemia è l’infiammazione, che è una difesa dell’organismo. – “Noi quando ci feriamo, arrivano le cellule dell’infiammazione che si mangiano i microbi e che comandano alle cellule vicine di proliferare per riparare i tessuti, e tutto ritorna normale nel volgere di una settimana o 10 giorni. Ma se è il tumore la spina irritativa, arrivano le cellule dell’infiammazione, cercano di mangiarsi il tumore e qualche volta ci riescono, ma comunque emettono queste sostanze che stimolano la proliferazione cellulare, e allora il tumore ne approfitta”. Il dottore aggiunge che bisogna tenere bassi i livelli delle sostanze dell’infiammazione nel sangue, presenti anche nelle persone normali. – “Per esempio le persone che hanno la proteina C reattiva alta, all’interno dei valori normali ma alta, si ammalano di più di cancro. E le persone che hanno avuto un tumore e che hanno la proteina C reattiva verso i valori alti dell’intervallo di normalità si ammalano di più di metastasi”.

E cosa dobbiamo fare per tener bassa l’infiammazione? Primo eliminare il cibo animale, eccetto il pesce: “il cibo animale aumenta l’infiammazione, i grassi del pesce invece riducono l’infiammazione quindi qualche volta si può mangiare il pesce, ma togliamo le carni in particolare. L’altro grande fattore dell’infiammazione è la glicemia alta, è lo zucchero perché lo zucchero si lega alle nostre proteine e causa delle proteine alterate che si chiamano AGE, Advanced Glycation End-products, che stimolano la produzione di sostanze dell’infiammazione”.

Il terzo fattore importante a cui bisogna pensare sono i fattori di crescita, cioè gli ormoni che stimolano la proliferazione cellulare: “chi li ha più alti si ammala di più di cancro e dipendono tantissimo dall’eccesso di proteine nella dieta”.

Il dottor Berrino conclude che: “quando non ci sono proteine da mangiare i bambini non crescono, ma quando ci sono troppe proteine da mangiare come nella nostra civiltà i tumori crescono, e fra tutte le proteine quelle più efficaci per far aumentare i fattori di crescita, in particolare il fattore di crescita che si chiama IGF-1, è il latte”.

Dunque: “Il latte è un alimento per far crescere” – ma – “Le persone che hanno il tumore per prudenza evitino di consumare latte”.

Puoi guardare il video cliccando qui

Chi è Franco Berrino? – Franco Berrino è un epidemiologo di fama mondiale, già Direttore del Dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Dal 2007 collabora con l’Associazione di Volontariato Lega Vita & Salute Onlus come direttore scientifico del mensile Vita & Salute. Insieme alla Dott.ssa Anna Villarini, biologa e ricercatrice dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, è responsabile scientifico del progetto Diana 5 progettato dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, sostenuto e finanziato dal Ministero della Salute attraverso i fondi del programma integrato per l’oncologia, dall’AIRC e dall’Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno grazie all’8xmille donato all’Associazione di Volontariato Lega Vita e Salute Onlus.

Di cosa si occupa l’Associazione di Volontariato Lega Vita & Salute Onlus? – La Lega Vita & Salute si occupa di informare e sensibilizzare le persone sull’importanza di adottare una corretta alimentazione ed uno stile di vita sano, sull’assoluta necessità di smettere di fumare e di sottoporsi periodicamente a controlli. Tutti comportamenti, questi, volti a prevenire la nascita di tumori nel nostro organismo. Da sempre la Lega Vita & Salute può promuovere sul territorio, grazie ai fondi dell’8xmille della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno, campagne di sensibilizzazione per smettere di fumare (Respira Libero), seminari sui cibi e l’alimentazione, check-up (Salute Expò) offerti alla cittadinanza in spazi al chiuso o al coperto.

L’8xmille della Chiesa Cristiana Avventista come sostiene la salute? – La Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno da sempre destina l’8xmille anche alla promozione e al sostegno della ricerca scientifica e delle campagne di sensibilizzazione per una sana alimentazione e per la prevenzione delle malattie. Grazie ai fondi dell’8×1000 che la Chiesa Cristiana Avventista ha donato all’Associazione di Volontariato Lega Vita e Salute Onlus è stato possibile realizzare e avviare progetti importanti, come Diana 5 e Diana Web, e tutti i programmi di sensibilizzazione che l’Associazione svolge sul territorio nazionale attraverso le sue sedi locali.

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