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NIENTE PER NIENTE, APPUNTI DI VIAGGIO

NIENTE PER NIENTE, APPUNTI DI VIAGGIO

Si è conclusa martedì 17 Maggio la tournée dello spettacolo di sensibilizzazione e denuncia sul fenomeno dell’usura Niente per Niente; un bel viaggio iniziato lunedì 14 Marzo a Parma che passando per Napoli, Milano e Jesi è arrivato a Firenze. Una conclusione solo temporanea per permettere una nuova riprogrammazione e una nuova ripartenza.

Una delle volontarie della Fondazione ADVENTUM, che ha collaborato al progetto teatrale, ci racconta emozioni e racconti di alcuni degli spettatori che hanno assistito a Niente per Niente.

Emiliana-volontaria-fondazione-adventum

Città dopo città, spettacolo dopo spettacolo ho imparato a memoria molte delle battute degli attori, sono entrata in contatto con l’essenza del messaggio e mi sono appassionata al progetto. Quello che mi resta, alla fine sono i ricordi di tante persone incontrate. I loro sguardi appena usciti dal teatro, le loro impressioni e commenti a caldo.

Con alcuni di loro ho parlato personalmente, di altri ho origliato i discorsi per essere sicura di avere un parere sincero e non di circostanza, altri giudizi me li hanno raccontati i miei colleghi ed ora voglio scrivere tutte queste emozioni per far si che non si perdano e sbiadiscano con il passare del tempo.

La prima volta che ho visto Niente per Niente da spettatrice ne sono rimasta affascinata, ricordo che all’uscita guardai mio marito e la sua espressione era un misto di rabbia, stupore e disgusto, ma con una scintilla di speranza che traspariva dal suo sguardo, poi ho avuto l’occasione di far parte dello staff organizzativo, ed ogni volta che si chiudeva il sipario mi sono messa ad osservare le reazioni del pubblico ed in tutte quelle facce ho ritrovato le stesse emozioni.

A Parma, ad esempio, ho notato lo stupore degli insegnanti nel vedere i ragazzi partecipare al dibattito post-rappresentazione. Alcuni di loro hanno fatto domande agli attori altri hanno espresso un loro parere sul tema del sovraindebitamento. C’era una ragazza che ha preso la parola e ha detto: “mi rendo conto ora che a volte non riflettiamo sul fatto che le richieste che facciamo ai nostri genitori possono esser causa di problemi sul budget familiare, in quanto loro per farci avere tutto ciò che desideriamo a volte spendono più di quanto potrebbero.

A Napoli ho avvicinato il sindaco De Magistris e chiedendogli cosa ne pensasse dello spettacolo mi ha risposto così: “Complimenti, davvero un’opera che lascia un segno profondo, il tema dell’usura non è un argomento di cui solitamente si sente parlare e voi lo avete fatto in maniera esemplare”.

Sempre a Napoli le persone che hanno assistito alla rappresentazione mi hanno confermato che il problema sta assumendo proporzioni gigantesche a causa della crisi economica e che c’è molto da fare, ma iniziare a parlarne è sicuramente un punto di partenza.

La sensazione che i dati a disposizione sul tema dell’usura siano solo la punta dell’iceberg emerge anche dalle dichiarazioni fatte dal comandante della polizia locale di Jesi, la quale sostiene che il gioco d’azzardo sta portando parecchie famiglie al crack finanziario con un conseguente aumento del fenomeno malavitoso del prestito illegale.

Stessa cosa per Firenze ascoltando un commento del presidente della Caritas, nonché professore dell’Istituto Tecnico, che è venuto a vederci mi sono resa conto che coloro che operano nel sociale, nelle aree di marginalità e non solo, stanno lanciando un grido d’allarme che deve essere ascoltato.

Il momento in cui mi sono più commossa ed emozionata è stato durante l’evento di Milano. Qui infatti non c’era solo il carico emotivo dovuto al tema scottante che stiamo mettendo in scena, ma la location in cui tutto ciò si è verificato e cioè il carcere minorile “Cesare Beccaria”. Sarà che ho un figlio di 18 anni e quindi mi sono immedesimata nelle problematiche di quei ragazzi, ma sentirmi chiedere: “ma gli attori hanno vissuto di persona le storie che rappresentano, vero?” mi ha aperto gli occhi su un mondo diverso, non più ragazzi delle scuole che riflettono e discutono su una tematica, ma ragazzi che associano la finzione scenica alla vita reale perché evidentemente non hanno altri modelli e credono che nel mondo ci sia solo questo.

Per concludere questa carrellata di ricordi vi lascio con il commento di uno spettatore di Firenze, nostro amico, che incontrandomi il giorno dopo per strada, si è fermato, ha abbassato il finestrino e mi ha detto con spiccato accento toscano: “Bravi! Era così realistico che ad un certo punto mi sarebbe garbato prender lo strozzino a pugni, dalla rabbia che avevo in corpo!”.

La fine di questo viaggio mi lascia, come sempre accade quando si ritorna alla normalità, un po’ di tristezza, un po’ di nostalgia ma soprattutto tanta esperienza e ringrazio tutti coloro che sono venuti a vederci, che ci hanno sostenuto e che hanno creduto nel progetto. Un ringraziamento speciale va a coloro che ci hanno sostenuto donandoci l’8xmille perché grazie al loro contributo abbiamo avuto la possibilità di far partire un processo di informazione e divulgazione che spero avrà una grande eco e che davvero sia un punto di partenza per un viaggio ancora più grande.

Emiliana Vittorini

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