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NIENTE PER NIENTE RACCONTATO DALL’ATTORE FRANCESCO MEONI

NIENTE PER NIENTE RACCONTATO DALL’ATTORE FRANCESCO MEONI

Roma, mercoledì 22 luglio, ore 12:30, temperatura 35° all’ombra.

Mi sto dirigendo all’appuntamento con l’attore italiano Francesco Meoni protagonista dello spettacolo teatrale “Niente per Niente”.

Francesco arriva con il suo Scooter, è puntualissimo, mi sorride ed insieme ci sediamo in un Bar lì vicino ed iniziamo a parlare del progetto teatrale che lo vede protagonista insieme a Giusi Cataldo, attrice e regista, Alessio Di Clemente e Rossana Veracierta.

  • “Da dove nasce l’idea di uno spettacolo che parla di usura?”

Francesco: “In realtà io sono stato coinvolto nell’operazione dalla regista Giusi Cataldo; quando mi ha illustrato il progetto sono stato felice di partecipare, anche perché è nella mia natura interessarmi di questioni legate alla sfera del sociale. Durante la mia vita, per fortuna non ho avuto esperienze dirette con il mondo dell’usura, ma credo fermamente che il teatro sia il modo giusto per veicolare un messaggio così forte ai giovani.

Lo scopo è quello di fargli capire che devono fare un uso responsabile del denaro o le conseguenze possono essere molto gravi

  • “Il tuo ruolo è quello dell’usuraio, è stato difficile calarti nella parte ?”

Francesco: “Come attore dico che l’ho trovato molto interessante. Ho cercato di non caratterizzare il mio personaggio come “CATTIVO” in senso assoluto, conferendogli un po’ di quella leggerezza, tipica del “Romano de Roma” (usa il termine “coattaggine romana”), per evidenziare quanto piccolo e privo di rispetto sia un uomo del genere.

Di sicuro una scelta di questo tipo abbassa i toni drammatici dell’argomento, ma a mio avviso non ne sminuisce il senso e l’importanza; ricordiamoci sempre che il pubblico di riferimento sono i giovani delle scuole superiori!

A me interessa far capire loro che perdendo la propria autostima, a causa di scelte sbagliate, possono incappare in individui che, all’apparenza, risultano simpatici e disponibili ad aiutarti, ma che poi si rivelano essere aguzzini senza scrupoli.”

Francesco: “Si. C’è una grande differenza tra il teatro e la palestra di una scuola” – sorride – “la cosa più difficile è riuscire a catturare l’attenzione dei ragazzi, riuscire a non farli distrarre è stata un’impresa ardua, ma ce l’abbiamo fatta.

Personalmente preferirei che fossero i ragazzi a venire a teatro, perché ritengo che sia più formativo da un punto di vista didattico.”

  • “Ritieni che il messaggio sia arrivato a tutti?”

Francesco: “Questo non posso saperlo con certezza, ma se anche venti ragazzi su duecento avessero recepito il messaggio mi riterrei soddisfatto. Per farti capire ti racconto cosa è successo durante uno spettacolo in una scuola nella periferia a Sud di Roma; eravamo appena arrivati e fuori una persona dell’organizzazione dello spettacolo ha incontrato un ragazzo che aveva l’aria di non essere interessato a parteciparvi. Gli è stato chiesto il motivo e lui, molto tranquillamente, ha risposto che non aveva bisogno di vedere certe situazioni a teatro, perché le viveva tutti i giorni in casa propria.

Questa risposta mi ha fatto riflettere sull’importanza del nostro lavoro perché, tramite la visione di uno evento teatrale, qualcuno potrebbe ritrovare la speranza per se stesso e per i propri cari.

  • “Quali sono state le domande dei ragazzi a fine spettacolo?”

Francesco: “La domanda più frequente che mi è stata fatta è: “che cosa si prova ad interpretare il ruolo dell’usuraio?” guarda caso la stessa che mi hai fatto tu!” sorride di nuovo “Il fascino del cattivo incuriosisce e cattura l’attenzione; ho detto loro di non confondere l’arroganza ed il cinismo con la sicurezza di sé.

Il mio personaggio è un uomo piccolo e gretto, che si giustifica con se stesso e si crea degli alibi per sentirsi superiore agli altri. Crede di poter comprare tutto e tutti con i suoi soldi e non ha alcun rispetto per la vita umana.

Queste persone vivono nascoste nell’ombra di una vita squallida e la maggior parte delle volte fanno una brutta fine: o in carcere o anche peggio.

Bisogna ricordarsi sempre che si può chiedere aiuto per difendersi da persone del genere.”

  • “Cosa pensi delle organizzazioni che aiutano chi è vittima dell’usura? Hai fiducia in loro?”

Francesco: “Sì, ed è questo il motivo per cui ho accettato di partecipare al progetto. Io, come molti altri, non conoscevo l’esistenza di fondazioni quali Adventum fino a che non ho iniziato a lavorare allo spettacolo “Niente per Niente”. Sono convinto che sia fondamentale parlare del problema il più possibile per diffondere il messaggio, ma che sia ancora più importante dare soluzioni valide e concrete alle vittime di usura tramite tutti i canali disponibili.

Lo spettacolo che abbiamo messo in scena è un ottimo strumento per veicolare queste informazioni e ritengo che debba essere visto sia da un pubblico giovane, sia da un pubblico adulto.”

La Fondazione Adventum, insieme all’Ambulatorio Antiusura, hanno coordinato il progetto Niente per Niente, finanziato grazie ad una parte dell’8xmille destinato alla Chiesa Avventista. Con questi fondi si possono mettere in scena dieci repliche in altrettante scuole diverse sul territorio di Roma.

Francesco: “Ci auguriamo che questo sia solo l’inizio di una lunga serie di esibizioni, e che si possa aumentare il numero di scuole coinvolte.”

Francesco guarda l’orologio. Si è fatto tardi ed il tempo a disposizione è finito.

Lo saluto e nel ringraziarlo gli auguro che il suo desiderio si realizzi e che tanti altri ragazzi in tutta Italia possano assistere allo spettacolo Niente per Niente.

Emiliana Vittorini

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