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Niente Per Niente, L’usura Va In Scena A Firenze

Niente per Niente, l’usura va in scena a Firenze

Rebecca e Daniel, due ragazzi ventenni fiorentini, hanno assistito alla rappresentazione teatrale Niente per Niente dello scorso 16 maggio. Gli abbiamo chiesto di scriverci com’è andata e quali ricordi si sono portati a casa.

Lunedì 16 maggio al Teatro di Rifredi è andata in scena l’ultima rappresentazione dello spettacolo teatrale “Niente per niente, storie sospese tra il sovraindebitamento e l’usura” sostenuto e finanziato grazie all’8xmille destinato alla Chiesa Cristiana Avventista e promosso dalla Fondazione ADVENTUM e dall’Ambulatorio Antiusura Onlus.

L’esibizione artistica che è approdata nel teatro fiorentino è stata estremamente diretta nella forza del suo messaggio che si può sintetizzare nelle parole del pastore e direttore dell’opera sociale avventista Franco Evangelisti:

“oggi sempre di più si pensa che tutto si possa avere facilmente e invece niente è per niente”.

L’obiettivo di questo progetto è quello di sensibilizzare gli spettatori verso la dura realtà che circonda le persone che si vengono a scontrare con un bisogno che le costringe a chiedere del denaro in prestito. Il sovraindebitamento rappresenta solo la fase iniziale di un circolo vizioso che porta verso una continua e sempre più profonda dipendenza psicologica nei confronti del creditore.

Gli autori, i registi e gli attori di questa rappresentazione teatrale hanno avuto la volontà comune di mostrare al proprio pubblico storie autentiche che nella loro veridicità trasmettessero l’intensità delle emozioni provate da ciascun personaggio nella vita reale.

Lo scopo promosso dalle istituzioni che hanno sostenuto questo progetto era quello di fare percepire soprattutto ai giovani l’angoscia di certe situazioni e la possibilità di prevenirle attraverso una corretta gestione delle spese. Se esiste la consapevolezza delle proprie possibilità economiche ma anche delle conseguenze disastrose a cui si va incontro nel caso si faccia una scelta sconsiderata, allora l’affermazione che sorgerà prima di ogni acquisto sarà “solo se posso”; insegnare questo alle nuove generazioni è di fondamentale importanza per un futuro più roseo sotto questo importante punto di vista.

La partecipazione allo spettacolo è stata altissima e la composizione della sala comprendeva studenti, ma anche operai, dipendenti, imprenditori e liberi professionisti, l’età oscillava dagli appena maggiorenni ai più anziani. Proprio questa forte diversità tra gli spettatori ha permesso di raccogliere numerose impressioni a caldo suscitate dalle scene della rappresentazione teatrale:

  • Michela, imprenditrice di 60 anni, è rimasta colpita dallo spettacolo perché rispecchiava una realtà che non conosceva e che le ha dato la possibilità di riflettere senza annoiarsi davanti ad un tema forte, difficile da rappresentare. Non conosceva l’attività della Chiesa Cristiana Avventista e in prospettiva di questa nuova consapevolezza ha deciso di donare il suo 8xmille anche per il sostegno di progetti belli come questo.

  • Veronica, studentessa di 21 anni, ha invece faticato a trattenere le lacrime rispetto a una così intensa immedesimazione nei personaggi. Essendo anche lei extracomunitaria si è sentita in qualche modo colpita quando in una scena cruda, l’usuraio aggredisce una donna indifesa che nonostante il lavoro, è caduta nelle grinfie dell’usuraio che si era fino ad allora, finto amico.

 

  • Carla, che svolge la sua attività di architetto da più di vent’anni ha invece provato un forte senso di paura e angoscia di fronte ad uno spettacolo cosi crudo e con dei toni difficili da sopportare. La sua preoccupazione andava infatti a suo cugino Alberto, che nonostante faccia il veterinario e sia una persona acculturata, ha sempre chiesto dei soldi alla famiglia, che dopo varie concessioni, ha definitivamente “chiuso i rubinetti”. Non avendo più notizie da quel punto di vista ormai da molto tempo, si chiede se la situazione sia migliorata o sia peggiorata verso modalità in cui nessuno si augurerebbe di trovarsi.

Infine all’ultima della rappresentazione sono stati presenti anche numerosi studenti universitari fuori sede che, dipendendo in parte anche dalla propria famiglia nel loro paese d’origine, se da una parte si sentono di non volere più ritornare a casa, dall’altra si preoccupano delle condizioni dei propri cari e della possibilità sempre concreta che per mantenere gli studi ai figli questi si indebitino facendo affidamento a individui senza scrupoli.

Niente per niente è stata sicuramente un’esperienza forte, che rema contro la concezione positiva e spesso falsamente incoraggiante della modernità secondo la quale tutto si può ottenere senza nessuno sforzo e costo da pagare. Un cast di attori di prima scelta ha voluto presentare un problema scottante alla società, tramite un’interpretazione che non può passare inosservata. Sostenere questi progetti è una possibilità concreta ed efficace che ognuno di noi ha di sconfiggere l’usura e il sovraindebitamento.

Una firma su un foglio non deve per forza rappresentare l’inizio di un percorso fatto di ricatti e di infelicità, può raffigurare invece la luce di un faro per coloro che stanno per naufragare e che si trovano vicino a noi.

Daniel Gutierrez e Rebecca Gaisie

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