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SOIA, PERCHÉ FA BENE. ANCHE NEI TUMORI.

Appartiene soprattutto al mondo orientale, dove da sempre rappresenta un alimento molto apprezzato in cucina. È usata anche da noi, ma spesso sotto forma di simulacri della carne, che la privano di quelle sostanze utili nella lotta contro i tumori.

Stiamo parlando della soia, a cui è dedicato il nono video incontro della serie “La via della salute” realizzata dal dottor Franco Berrino per l’Associazione di Volontariato Lega Vita & Salute Onlus.

Si tratta di: “un cibo molto controverso. È un cibo al centro di dibattiti e di esagerazioni: da un lato che fa tanto bene, dall’altro che fa tanto male”.

In realtà, come ricorda l’esperto, la soia è alla base dell’alimentazione di metà dell’umanità, in particolare quella che vive in Oriente. Qui il suo consumo costituisce una tradizione consolidata, ma non tanto nella forma del fagiolo di soia come tale, quanto in alcune sue trasformazioni e fermentazioni.

Ad esempio, in Giappone si mangia il miso: “il fagiolo di soia viene messo a fermentare spesso assieme a un cereale, al riso o all’orzo, per molto tempo, per oltre un anno”. Si ottiene così una pasta, simile al: “dado Liebig che c’era una volta […] Anche il miso si usa un po’ come un dado però non lo si fa bollire. Si fa un brodino di verdure senza sale, poi alla fine quando le verdure sono cotte si aggiunge un cucchiaino di miso e si spegne subito il fuoco: è un brodo delizioso”.

In Indonesia invece c’è il tempè. Sarebbero dei panetti di soia fermentati, che possono poi essere cucinati in tanti modi: fritti, stufati per dirne alcuni.

“Un altro cibo che si usa in Oriente – prosegue il dottore – “è il tofu, il cosiddetto formaggio di soia”. Spesso la gente che lo assaggia così ne rimane schifata. Il motivo è che: “il tofu ha una proprietà gastronomica essenziale: quella di non avere sapore. E allora si tratta di cucinarlo in modo da dargli sapore”.

Oltre al miso, al tempè e al tofu, ci sono altri prodotti di soia utilizzati in Giappone, che potrebbero però risultare un po’ troppo forti per il nostro gusto. Tra questi c’è il nattō: anch’esso viene fermentato, ma è piuttosto violento per chi non è abituato.

E in Occidente invece? Cosa cambia?

“Da noi si è fatta un’altra cosa” – dice Berrino – “Siccome la soia è molto proteica, allora sono stati prodotti dei simulacri della carne: si estraggono le proteine della soia e si producono degli spezzatini di soia, hamburger di soia, wurstel di soia”.

Con questo tipo di trasformazioni si perdono molte delle sostanze interessanti che ci sono nella soia, in particolare i cosiddetti fitoestrogeni, sostanze vegetali o meglio dei polifenoli che hanno una debole azione ormonale: “sono circa 10.000 volte meno potenti dei nostri ormoni naturali, degli estrogeni naturali, ma quando si mangia soia però la loro concentrazione nel sangue arriva ad essere migliaia di volte più elevata di quella dei nostri ormoni naturali”.

L’esperto spiega che probabilmente questa ricchezza di fitoestrogeni è una delle cause per cui in Oriente c’erano molti meno tumori della mammella che da noi, così come della prostata e dell’intestino.

La conferma arriva dagli studi fatti in quei paesi, dove effettivamente si è visto che le donne che mangiano soia si ammalano meno di cancro della mammella rispetto a quelle che la mangiano raramente.

Per quanto riguarda l’Occidente invece, gli studi fin qui condotti hanno riscontrato una piccola protezione, anche se non in maniera chiara. In ogni caso, non si vede un rischio.

La ricchezza di sostanze ormonali presenti nei prodotti di soia ha molto preoccupato gli oncologi. Temevano che questa caratteristica potesse interferire con le terapie ormonali usate per il cancro della mammella.

Spesso infatti questo tipo di tumori viene trattato con degli anti-ormoni. In particolare, come spiega il dottore: “C’è una sostanza che si chiama tamoxifene che arriva dove arrivano gli ormoni. Gli ormoni sono le chiavi che aprono delle porte sulle cellule, che aprono questi recettori ormonali ed entrano nella cellula per dare dei comandi al nostro DNA. Il tamoxifene blocca queste serrature e (gli oncologi) temevano che questi fitoestrogeni potessero danneggiare l’azione del tamoxifene. E invece si è visto su studi su migliaia e migliaia di pazienti con cancro della mammella, sia studi fatti in Oriente sia studi fatti in Occidente, che le donne che mangiano soia in realtà hanno meno recidive”. Non stupisce quindi che l’American Institute for Cancer Research raccomandi ufficialmente alle donne che hanno avuto il cancro della mammella di mangiare soia.

A questa raccomandazione, il dottor Berrino ne aggiunge un’altra, e cioè quella di mangiare i prodotti tradizionali di soia dei popoli che l’hanno sempre consumata.

Poi un accenno anche sul latte di soia, oggi molto di moda: “Non è che sia tanto buono da bere così è un po’ una risciacquatura di fagioli, ma è molto buono per fare le torte, per fare una besciamella, per usare in cucina”.

L’importante è non esagerare, perché: “Il fatto che la soia faccia bene alla salute non vuol dire che bisogna mangiarne tanta: è bene che ci sia, due o tre volte alla settimana che ci sia un po’ di soia nella nostra alimentazione, ma come per tutti gli alimenti anche le cose che fanno bene se se ne mangia troppa si rischia che non facciano bene.

Un’altra preoccupazione legata alla soia, ma che interessa anche tutti i fagioli e i cereali integrali, è quella relativa all’acido fitico: la sua presenza riduce un po’ l’assorbimento del ferro e del calcio. Ma, secondo l’esperto, si tratta di una fisima di cui non dobbiamo preoccuparci, perché questi alimenti contengono ugualmente proprio il ferro e il calcio.

Ultimo grande problema o punto interrogativo è dato dalla soia transgenica, usata per l’alimentazione animale ma presente anche in quella umana. Su tale questione il dottore conclude così: “Nel circuito del biologico si trova della soia che è garantita non essere transgenica, e quindi usiamola assieme agli altri legumi nostrani come un buon alimento”.

Puoi guardare il video cliccando qui

Chi è Franco Berrino? – Franco Berrino è un epidemiologo di fama mondiale, già Direttore del Dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Dal 2007 collabora con l’Associazione di Volontariato Lega Vita & Salute Onlus come direttore scientifico del mensile Vita & Salute. Insieme alla Dott.ssa Anna Villarini, biologa e ricercatrice dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, è responsabile scientifico del progetto Diana 5 progettato dall’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, sostenuto e finanziato dal Ministero della Salute attraverso i fondi del programma integrato per l’oncologia, dall’AIRC e dall’Unione Italiana delle Chiese Cristiane Avventiste del Settimo Giorno grazie all’8xmille donato all’Associazione di Volontariato Lega Vita e Salute Onlus.

Di cosa si occupa l’Associazione di Volontariato Lega Vita & Salute Onlus? – La Lega Vita & Salute si occupa di informare e sensibilizzare le persone sull’importanza di adottare una corretta alimentazione ed uno stile di vita sano, sull’assoluta necessità di smettere di fumare e di sottoporsi periodicamente a controlli. Tutti comportamenti, questi, volti a prevenire la nascita di tumori nel nostro organismo. Da sempre la Lega Vita & Salute può promuovere sul territorio, grazie ai fondi dell’8xmille della Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno, campagne di sensibilizzazione per smettere di fumare (Respira Libero), seminari sui cibi e l’alimentazione, check-up (Salute Expò) offerti alla cittadinanza in spazi al chiuso o al coperto.

L’8xmille della Chiesa Cristiana Avventista come sostiene la salute? – La Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno da sempre destina l’8xmille anche alla promozione e al sostegno della ricerca scientifica e delle campagne di sensibilizzazione per una sana alimentazione e per la prevenzione delle malattie. Grazie ai fondi dell’8×1000 che la Chiesa Cristiana Avventista ha donato all’Associazione di Volontariato Lega Vita e Salute Onlus è stato possibile realizzare e avviare progetti importanti, come Diana 5 e Diana Web, e tutti i programmi di sensibilizzazione che l’Associazione svolge sul territorio nazionale attraverso le sue sedi locali.

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